CONVIVIALE DEL 4 MARZO 2008 Il direttore di LiberoMercato analizza la situazione economica italiana e le sue prospettive. Nell'immagine Oscar Giannino al tavolo dei Presidenti dei Rotary del gruppo Lario
Interclub con i Rotary del Gruppo Lario, ospiti del R.C. Cantu' al ristorante del Golf di Carimate. Ospite d'eccezione Oscar Giannino, giornalista responsabile dell'inserto economico-finanziario del quotidiano di Vittorio Feltri. Il suo curriculum è di tutto rilievo: laurea in Giurisprudenza, specializzazione e due Master in Economia, di cui uno negli Stati Uniti. Ha collaborato con numerosi quotidiani nazionali ed ha pubblicato libri d'argomento politico-economico; attualmente è vice-direttore di Finanza&Mercati, conduce un programma televisivo su Rai Uno ed è appunto direttore di LiberoMercato. L'esordio della sua relazione, che si occuperà dell'attuale situazione italiana e delle prospettive economiche, è in qualche modo curioso: San Remo (nel senso del festival) è andato malissimo! L'osservazione rimane sospesa, senza alcun commento ulteriore se non quello di un forte disagio (addirittura parla di vergogna) nel fare il giornalista, figura spesso ancor meno stimata rispetto a quella del politico. La regola fondante dell'informazione italiana è oggi, a suo avviso, quella di "mai comprendere e avere la pretesa di spiegare"; i Politici, d'altro canto, dovrebbero capire il mercato ma si muovono - e soprattutto decidono - come se ciò fosse ininfluente. Un Paese allo sbando, senza un linguaggio condiviso nemmeno sui "numeri": è di oggi la "querelle" Visco/Istat sulla pressione fiscale, che sembrerebbe variare dal 43,3 al 42,5%. Nessuna certezza, quindi, nemmeno di fronte alla realtà delle cifre. Il sistema bancario riesce a drenare ricchezza soprattutto tra i piccoli risparmiatori, che coincidono in gran parte con le fasce meno abbienti, attraverso la diffusione di finti BOT o di titoli "spazzatura", ma nessuno ne parla ed anche chi lo fa seriamente (lui, per esempio, o la Gabbanelli di Report) è totalmente ignorato. E' ancora il sistema bancario che condiziona l'economia italiana: le piccole e medie imprese devono accettare l'idea di finanziare i grandi gruppi con l'applicazione di tassi superiori. Grandi gruppi che sono privilegiati anche sotto il profilo fiscale, avendo la possibilità di ridurre le aliquote di tassazione - rispetto alla generalità dei contribuenti - attraverso la diluizione del reddito in Società estere a minor pressione fiscale o con altre forme di "finanza creativa". Lo "scudo fiscale" introdotto da Tremonti funzionò, almeno in parte, facendo rientrare in Italia capitali detenuti all'estero ed ora la lotta all'evasione continua con lo "spionaggio fiscale", che cerca di recuperare - a volte solo grazie al timore di perdere popolarità - redditi di soggetti considerati residenti in Italia tassati con aliquote inferiori in altri Stati, non necessariamente "paradisi fiscali". La Germania - che non riesce a fare altrettanto - ci sta provando con lo "spionaggio bancario", come dimostrano le recenti vicende finanziarie. La politica non cerca di risolvere i problemi economici e fiscali partendo da un'analisi seria, proprio per i diversi criteri di giudizio con i quali ciascuna parte interpreta il "sistema Italia". Si tollera che le Banche continuino ad "imperare" sull'economia e chi sta molto bene paga, percentualmente, meno di chi sta male. L'auspicio non può che essere quello che qualcosa cambi veramente, perché se è vero che le crisi finanziarie si assestano in maniera autonoma, va ricercato comunque un più corretto sistema economico e fiscale che produca effetti anche socialmente condivisibili. Solo così i giornalisti non saranno costretti a dare rilievo ai cali d'ascolto di San Remo (svelata l'arcana introduzione!) per deviare l'interesse dalla situazione reale. Gli interventi che seguono danno modo a Giannino di approfondire ulteriormente gli argomenti trattati. A Mantellassi (R.C. Cantù) conferma che una politica di riduzione della tassazione, ancorchè infondata sotto il profilo scientifico, favorisce l'economia e cita ad esempio l'Irlanda, "risorta" dopo l'abbattimento del 15% della pressione fiscale. In Italia, tuttavia, la maggior parte degli economisti è di matrice marxiana, quindi si considera generalmente inapplicabile questo provvedimento; non ha nemmeno avvertito - nel corso delle sue "lezioni" tenute in ambito universitario - che questa situazione possa mutare: nessuno studente fa domande e non si sa che idea di Paese abbia in testa chi insegna. Condivide l'osservazione di Pozzi (R.C. Erba Laghi) che la vicina Svizzera, con l'applicazione di aliquote fiscali inferiori, possa attrarre gli investimenti italiani: la delocalizzazione è giustificata da un sistema di "concorrenza" fiscale. Perché continuare a finanziare un Paese che chiede di più e offre di meno? Su sollecitazione di Koelzer (R.C. Cantu'), che chiede come si potrà rimediare al declino inevitabile del nostro Paese, Giannino fa osservare come in realtà questo trand sia scarsamente percepito. Sempre a causa del sistema bancario il nostro paese è iper-patrimonializzato e ciò riduce appunto la capacità di riconoscere gli effetti negativi di un'economia in crisi. Uno dei modi - forse un po' semplicistico ma probabilmente efficace - per tentare di uscire dall'impasse è quello di "cacciare i figli", perché possano autonomamente crearsi, senza l'assistenzialismo della famiglia, proprie condizioni di vita e di lavoro. Maksimovic (R.C. Cantù) osserva come in Spagna l'inflazione non crei alcun disturbo ed il sistema economico, grazie ad una maggior flessibilità organizzativa, generi aumento della produttività e del benessere generale. Giannino, replicando, ricorda come la BCE abbia adottato in toto il sistema americano, pur con interpretazioni diverse: l'inflazione è il primo nemico da affrontare. Sulla flessibilità le trattative "private" portano ad obiettivi convergenti, mentre trovano ostacoli da parte dei grandi gruppi. A Cavallini (R.C. Como), che ritiene fondamentale la riduzione della pressione fiscale, ricorda come purtroppo chi ha promesso in passato meno "tasse" non abbia poi operato in tal senso. E' necessaria maggior coerenza politica, anche se non è facile cambiare: chi dice di voler fare e non fa è perdente, meglio fare promesse meno eclatanti ma realizzabili. A proposito di politica, provocatoria la domanda di Salici (R.C. Como): Giannino andrà a votare? "Mi dovranno convincere" è la sua risposta. Evidenzia poi come, politicamente, abbia sempre seguito una coerente linea di matrice repubblicana/liberale e malgrado ciò sia stato ripetutamente "cacciato" dai giornali. Non è stata la sinistra ad invocarne l'ostracismo, ma ancora quelli che Giannino ritiene i responsabili dei guai italiani: se un grosso gruppo bancario ricatta una testata, assicurando il ripiano del deficit in cambio del "silenzio"…. Speriamo che Giannino continui a scrivere e a denunciare, ma soprattutto speriamo che qualcuno lo ascolti! Angela Corengia |