| Il Parlamento della legalità in carcere |
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Nell'immagine: Patrizia Dugoni e Massimo Gervasini Continua la presentazione dei progetti dell'attuale Consiglio con il service "territoriale" illustrato da Patrizia Dugoni e Massimo Gervasini. Ecco il contributo che ci ha fatto avere Dugoni. "Alla luce dell'interesse creatosi nel Club per la visita del 24 novembre scorso alla Casa Circondariale, Patrizia ci ha parlato di come è nata l'idea di promuovere sinergia fra il Rotary, la realtà carceraria e l'Associazione "Parlamento della Legalità". Rileggendo i principi ispiratori del Rotary e più precisamente facendo riferimento ai seguenti punti: 1) "Servire al di sopra di ogni interesse personale" - intraprendere progetti e iniziative per migliorare le condizioni di vita della propria comunità (azione di interesse pubblico); 2) La guida del Rotary International "COMUNITÀ ALL'OPERA" precisa: Un progetto di servizio efficace non offre soltanto una soluzione temporanea a dei problemi specifici. 3) I progetti di servizio del Rotary maggiormente efficaci: ¢ Fanno fronte a problematiche reali; ¢ Migliorano le condizioni di vita di una comunità; ¢ Utilizzano le capacità dei beneficiari del progetto; ¢ Riconoscono l'importanza e la necessità dei contributi di tutti i partecipanti; ¢ Sono basati su una valutazione realistica delle risorse disponibili; ¢ Sono dotati di obiettivi specifici e risultati misurabili; ¢ Sviluppano rapporti di collaborazione; ¢ Rafforzano le comunità e i loro membri. si è pensato fosse importante dare forma e continuità, attraverso un segno di fattiva collaborazione, all'incontro del 24-11-2010 che ha visto presenti quasi cinquanta soci del nostro Club e dei club vicini. Lavorando all'interno della struttura carceraria ho potuto verificare che si stava sviluppando il bisogno, da parte della Direzione e degli Educatori, nella persona della dottoressa Pisani, di "parlare di legalità" a più livelli e che uno degli interlocutori proposto dal Ministero era l'Associazione "Parlamento della Legalità" (www.parlamentodellalegalità.com). Sapendo che alcuni membri di questa associazione erano già stati ospiti del Club e che Massimo Gervasini è in stretto contatto con il professor Mannino, ho creato il contatto fra la dottoressa Pisani, responsabile dell'iniziativa e Massimo, il quale a sua volta ha promosso l'incontro. Ci si è quindi trovati una prima volta sabato 29 gennaio presso la Casa Circondariale per iniziare a riflettere su come dare forma, pensiero e azione alla "Legalità", attraverso diversi linguaggi ed espressioni non verbali, al fine di mettere in comunicazione il carcere con il mondo esterno, per favorire integrazione e recupero. Da qui l'idea di un primo incontro con la popolazione carceraria per iniziare a tessere la trama di interventi successivi da sviluppare lungo il percorso. Per cui il 19 febbraio il professor Mannino ha incontrato una delegazione di persone detenute. Gli scritti seguenti sono solo alcuni dei pensieri dei partecipanti: "Caro Nicola , scusami prima di tutto per gli "errori" perché ce ne saranno, ma questo non importa . Gli errori sono quelli che ho commesso durante la mia gioventù. Sono nove anni circa che sono dentro , ho due bellissime bambine e una moglie stupenda, sono orgoglioso di loro, così come loro lo sono di me! Ma non sono qua per parlarti di me o di loro, ma vorrei solo dirti che oggi ho passato un pomeriggio diverso, te lo voglio dire, anche triste perché, con questo tuo incontro e dei tuoi colleghi, ho capito quanto è bella la vita, quanto è bello essere liberi, quanto è bello "rigare dritti" Grazie di tutto e spero di rivederti presto, con stima G. " "Nicola mi permetto di darti del tu, perché mi hai colpito molto, io ti dico che non ho molta fiducia nel futuro, sono un ragazzo solo, non te lo dico per compassione, odio la compassione della gente, ma ascoltandoti forse qualche possibilità ho capito che c'è, forse, forse,forse. "Solo nel senso che sono orfano e vivo per strada- Mi ricordi Antonio Albanese E. " "Caro Nicola questo incontro è stato uno dei più positivi, ma come sappiamo, anche con tutta la buona volontà, se una volta varcato il portone non c'è nessuno ti apre la porta, tutto diventa un favola… Ringrazio tutti L.O. " Alla luce di questo incontro, che doveva essere l'inizio di un cammino a più livelli, pensiamo possa essere importante aprire una riflessione e porci questa domanda: "COSA POSSIAMO FARE PERCHÉ NON RESTI TUTTO UNA BELLA FAVOLA?" Patrizia Dugoni E' poi la volta di Massimo Gervasini, che ha "sposato" con entusiasmo questa causa: "Nel 1999 il Consiglio d'Europa varò due convenzioni contro la corruzione in materia penale e civile, ma l'Italia è l'unico paese che non le ha ancora ratificate. In questi dodici anni un'anomalia del genere avrebbe dovuto provocare una grande indignazione tra l'opinione pubblica. Purtroppo non è stato così, perché si sta ormai diffondendo sempre più un'assuefazione al degrado morale che ci impedisce di dire basta, bisogna cambiare! Questo cambiamento deve partire dai più giovani, e qui entra in gioco il centro studi Parlamento della Legalità, con il suo presidente Nicolò Mannino, che ha lo scopo di scuotere le coscienze di coloro che dovranno, un domani, riformare questa società appiattita. Come? Andando a parlare nelle scuole direttamente al cuore dei giovani, spronandoli a dare il meglio, ad affinare le proprie potenzialità, rendendosi protagonisti e non spettatori della propria vita. Ma chi è Nicolò Mannino? Il professor Mannino nasce a Palermo 46 anni fa. Iscritto alla Facoltà Teologica di Sicilia "San Giovanni Evangelista", consegue il Baccalaureato in S. Teologia presso la Pontificia Università Lateranense in Roma - Città del Vaticano. Dal 1988 è membro del Coordinamento Antimafia di Palermo e dal 1989 al 1992 è coordinatore di incontri culturali sulla legalità con il Giudice Paolo Borsellino. Nel 2000 fonda, insieme al Giudice Antonino Caponnetto, il Parlamento della Legalità. Quando, nel febbraio 2010, lo conobbi, rimasi subito colpito dalla sua carica emotiva che raggiunge direttamente il cuore delle persone che lo ascoltano, e decisi subito di aiutarlo a diffondere il suo progetto culturale che parla di legalità, etica, solidarietà e convivenza civile. Nell'incontro del 19 febbraio al carcere Bassone, il professor Mannino ha parlato ad un folto numero di detenuti che lo hanno ascoltato con grande attenzione e, alla fine, hanno scritto i loro pensieri dai quali traspare tutta l'emozione che Mannino ha saputo trasmettere. Del resto non ha parlato solo di legalità, ma anche di amore, di dignità e di tutti i sentimenti che sorreggono e angosciano allo stesso tempo coloro che sanno di aver sbagliato, consapevoli che questo errore rischia di compromettere tutta la loro vita al di là della pena detentiva." Massimo Gervasini "Ma cosa vuol dire in concreto parlare di Legalità?", è la domanda di Dotti, cui risponde Gervasini non tanto sotto il profilo tecnico, che ritiene facilmente comprensibile (rispetto per sé stessi, per gli altri e per le regole sociali), ma - nello spirito di Mannino - dal punto di vista umano: è parlare di amore, di vita, di problemi quotidiani. E' andare a sfiorare quelle corde che normalmente non vengono toccate, è risvegliare sensibilità assopite o dimenticate, è creare - negli ospiti del carcere - la voglia di dar retta a qualcuno che cerca di darti una mano. Non aver parlato di "Legge", per Campisani, è sintomo di grande saggezza di Mannino. E continua spiegandoci, con il suo consueto fluido eloquio, che un tempo la Pax dei Romani era Legge, cioè esperienza che si fa regola di vita per l'ordine di tutti. Le norme devono dare stabilità e certezze, ma talvolta l'obiettivo del Potere è proprio quello di avere una Giustizia che non funziona perfettamente, per riuscire a dominare meglio. "Chi è dentro la legge la conosce bene", replica Gervasini, sottolineando l'importanza di comunicare su un piano diverso e la necessità di cambiare - come suggerisce Dugoni - il modo di pensare, sia da parte nostra che dei detenuti. Corengia ritiene fondamentale che il dialogo sulla Legalità, in Carcere, si debba necessariamente allargare ad ipotesi di futuro: capire come reinserirsi in una Società che cerca di evitare il detenuto, come rientrare nel mondo del lavoro che è già difficile per tutti, come riallacciare il dialogo con la famiglia e gli amici. Carli Moretti è pessimista: religione, moralità, etica e quindi legalità non fanno più parte della nostra essenza; per evitare che chi esce dal Carcere torni a delinquere - magari facile preda delle organizzazioni mafiose - lo Stato deve forse farsi carico di trovare soluzioni lavorative e percorsi che consentano la riabilitazione. E' Campisani a concludere, ricordando che anche la mafia ha la legalità del suo sistema, con norme precise che devono essere rispettate, pene certe per chi trasgredisce ma anche garanzie di protezione e di "occupazione". Per questo è assolutamente necessario che il detenuto, a fine pena, possa avere un'alternativa al facile impiego delinquenziale. Imparare a svolgere un'attività e continuare a lavorare in Carcere può facilitare una mentalità di tipo non assistenziale, dando dignità di persona anche a chi l'ha persa o non l'ha mai avuta. Come dice Dugoni, questo progetto è un seme da coltivare.. Angela Corengia |
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in giorno o ora diversi,
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di un socio, delegato dal Consiglio.


| 23-05-2012 20:00 - 22:30 Incontro con i giovani del gruppo GSE |
| 30-05-2012 00:00 - 12:00 RIUNIONE SOSPESA |