Il Cenacolo Vinciano: Axis Mundi e Genius Loci
17 Lug 2019

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RIUNIONE DEL 17 LUGLIO 2019

 

La relazione di Chiara Rostagno, già Direttrice del Museo del Cenacolo

 

Nell'immagine: Chiara Rostagno con Michele Pierpaoli



Chiara Rostagno, introdotta dal Presidente, ha un curriculum importante: Architetto, funzionario della Soprintendenza dei Beni artistici e culturali, Docente universitario al Politecnico, curatrice di numerosi testi e grande esperta, a livello internazionale, di temi importanti legati alla conservazione. Dal 2015 al 2018 è stata Direttrice del Museo del Cenacolo e in particolare di questa esperienza ci parla oggi.

Pochi considerano il Cenacolo nella sua interezza: in realtà bisogna avere la consapevolezza di trovarsi in una stanza con due dipinti, perché di fronte all’opera leonardesca c’è la monumentale Crocifissione di Donato Montorfano. Il refettorio di Santa Maria delle Grazie costituisce un asse del mondo dell’arte, un luogo dove la vita spirituale incontra quella quotidiana: Ludovico il Moro, committente dell’opera, raccolse lo stimolo di Leonardo di dipingervi l’ultima Cena di Cristo, un tema ricorrente nei cicli decorativi dei refettori. Ma l’artista realizzò un’opera che cambiò la storia dell’arte, rappresentando i corpi, elaborati nei dettagli dopo minuziosi studi anatomici, che esprimevano l’anima. E’ universalmente considerata l’opera d’arte contemporanea (post ‘500) più importante, molto copiata, che ha regalato spunti alla storia dell’arte dei periodi successivi.

La Cena “ferma” il momento immediatamente successivo al tradimento, con un Cristo disarmato al centro della tavola, solo, consapevole del proprio destino. Il traditore Giuda è tra le due figure più importanti, Giovanni e Pietro. La drammaticità del momento, inatteso, è espressa in una gestualità tutta italiana che Chiara Rostagno si sofferma ad analizzare, attraverso le slide, sottolineando i particolari e le singole espressioni dei personaggi.

Pur con grande rispetto per il luogo che la ospita, l’opera è rivoluzionaria per l’uso della luce, per la tridimensionalità delle figure, per l’idea di movimento: restituisce il reale, da qui la scelta di non realizzare un affresco (che non permette precisione per mancanza di tempo), lavorando sull’intonaco asciutto con grande lentezza. Così è grande la cura dei dettagli nelle figure, nel paesaggio lombardo sullo sfondo definito con precisione indescrivibile.

Questa tecnica si rivelò tuttavia devastante per la conservazione: il degrado si manifestò già ai primi del ‘500, imponendo ai Domenicani decisioni importanti che fortunatamente scaturirono in “aggiunte” all’opera, senza intervenire in modo rovinoso nel tentativo di togliere i segni dell’umidità. Nell’agosto del 1943 un bombardamento colpì il patrimonio culturale milanese, ma il piano di protezione che portò la Città fin dai tempi della prima guerra a salvaguardare le opere dei Musei e delle Chiese evitò il disastro: i custodi erano pronti a rischiare la vita per spegnere i principi di incendio, le donne del Ministero imballarono tutte le opere esposte. Un vero miracolo salvò le due pareti del Cenacolo, uniche a non finire in macerie.

Fu Fernanda Wittengs, critica e storica dell’arte, prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera (e prima donna a ricoprire un ruolo direttivo in un Museo o Galleria) ad avviare il restauro.

L’esperienza di Rostagno si raccorda alle testimonianze di Wittengs, che vedevano il Cenacolo al centro del Mondo ma immerso nella Città che ha saputo proteggerlo. Il collegamento con la comunità è importante, a partire dai giovani che godono di agevolazioni per gli accessi. Chi si occupa di conservazione deve saper fare previsioni sul futuro, soprattutto per garantire un interesse sempre costante: per questo è importante il coinvolgimento a partire dalle scuole; non è raro vedere i ragazzi far da guida alla propria famiglia o ad amici.

Il restauro ha significato anche uno studio ambientale complicato, che ha messo in campo competenze internazionali per avere circolo d’aria, temperatura e umidità ottimali, sfociando poi in un contingentamento degli ingressi; è anche stata rafforzata la tutela sismica e sono state previste importanti misure antiterrorismo. Il progetto ha comportato investimenti per 2,5 milioni di euro, con attività anche di fundraising e sponsorizzazioni (Eataly ha finanziato “l’aria”). Il Cenacolo oggi si auto-finanzia sostenendo anche Musei minori.

L’esperienza acquisita è riproducibile per altri interventi (ha redatto un protocollo che ha già supportato il restauro delle statue della Galleria Borghese) e ha consentito di creare una rete di collaborazioni internazionali con cui è possibile lavorare in grande armonia.

“Ora Leonardo sta bene”, conclude Rostagno, “è stato fatto tutto quello che si doveva ed è stato fatto nel migliore dei modi”.

Alle domande di Emilio Bordoli, Rostagno chiarisce che Leonardo chiese di venire a Milano perché la considerava una città culturalmente moderna e ricca di opportunità, che offriva la possibilità di lavorare liberamente e ben pagato. Le sue abilità di scenografo hanno portato i canoni teatrali nella realizzazione dell’Ultima Cena e forse sì, oggi potremmo definirlo un “influencer”. Il “contenitore” (in questo caso il refettorio) è perfetto, nella sala non serve altro per valorizzare il “contenuto” (le opere). Questo senza nulla togliere all’arte contemporanea, che può essere messa a confronto con altrettanti risultati più che soddisfacenti.

Pierpaoli, nel ringraziare la Relatrice, fa rilevare quanto si vorrebbe stare ad ascoltarla ancora (la campana è suonata da un po’), non solo per le sue grandi capacità di esposizione ma anche per la passione e l’amore per l’arte che trasmette.

Ringraziamo anche Pierpaoli per aver invitato Chiara Rostagno, che ci ha davvero coinvolto in questo ricordo di Leonardo, in occasione dei 500 anni dalla morte.

Angela Corengia

 

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