COstruiaMo: Un luogo di idee per il futuro di Como
13 Gen 2016

 

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CONVIVIALE DEL 13 GENNAIO 2016


La relazione del professor Luca Levrini - Presidente dell'associazione

 

Nell'immagine: il professor Luca Levrini


Prima della relazione, la presentazione della nuova socia Laura Bordoli, il cui curriculum è riportato in precedenza.

Un filo di commozione, per il relatore, in apertura delle conviviali del nuovo anno: il ricordo dell’indimenticato Aurelio è inevitabile.

Il professor Levrini è presidente dell’associazione culturale COstruiaMO e vuole affrontare con noi il tema del futuro. Como ha la necessità di tornare punto di riferimento di tutto il Lario, soprattutto dopo le recenti scelte regionali che ci accorpano con Varese e la Brianza. Ha un potenziale infinito e partendo proprio dallo spirito dei club di servizio (Rotary, Lions e non solo), che rappresentano anche dibattito, idee e il bello dello stare insieme con amicizia, bisognerebbe sviluppare questo modello per la società civile. L’associazione COstruiaMO, che Levrini definisce lontana dalla politica, nasce con quest’obiettivo, prendendo spunto da un libro di fotografie di Pifferi che riportano immagini del passato: Como è cambiata, ma i cittadini sono involuti o evoluti?

La Città è ciò che è stato fatto e che si fa, nel bene e nel male e tutti ne siamo coinvolti; non è “degli amministratori”: ciascuno di noi deve sentirsi Sindaco, smettendo di pensare che le responsabilità siano di altri. E l’amministrazione deve ascoltare.

Si sono perse semplicità e genuinità, si sono perse le piazze, i quartieri, le parrocchie, si è persa la “misura d’uomo” della provincia. Da qui il primo obiettivo dell’associazione:

COMO CITTA’ A MISURA D’UOMO”. I non luoghi (aeroporti, centri commerciali) hanno funzioni importanti ma non creano relazioni: è la casa (come si concepiva in passato) il luogo dove ci s’incontra e si discute, il vecchio camino deve diventare piazza. L’associazione vuole “costruire” integrando cose diverse, far bene insieme, promuove incontri con forte spirito di partecipazione. Ha promosso un manifesto con i principi che pone a base della propria attività: ETICA – CULTURA – SOCIALE.

L’etica è indispensabile per il bene civile e richiede trasformazione, deve diventare moderna e tangibile. Va riportata dove per prima si deve manifestare, a scuola, con laboratori per discutere sui temi importanti, per sviluppare senso critico ed evidenziare criticità come l’alcolismo, le droghe ecc. La famiglia deve “spegnere” internet per ritrovarsi a parlare, riportando l’uomo al centro dell’interesse.

La cultura, per Como, è patrimonio artistico e culturale di grande rilevanza, ma non basta: bisogna organizzare le risorse e renderle disponibili. Finalmente è stato compreso il progetto dell’Insubria di “sparpagliarla” sulla città, per integrarla con i quartieri; nessuno accusa più che i fondi vadano tutti a Varese. Como ha bisogno di una “casa per la cultura” come ce ne sono in molte altre città.

Levrini termina riassumendo i progetti sino ad ora realizzati dall’associazione (Manifesto dell’etica, Manifesto della cultura e Casa della cultura) nell’ambito dei principi fondamentali affermati.

Apre gli interventi Capsoni, non condividendo la necessità del coinvolgimento dei cittadini nell’amministrazione della città, perché porterebbe all’immobilismo; necessario invece un processo “morbido” che parta dal basso e possa identificare chi deve guidare. Corbetta – soddisfatto che la fotografia abbia dato spunto all’iniziativa - si chiede come si può arrivare a fare in modo che tutti i cittadini comunichino tra loro, condividano idee e discutano sul bene comune della città e Fulvia Bianchi condivide lo spirito di coinvolgimento di ciascuno, che deve essere diffuso.

La replica di Levrini: lo spunto della fotografia vuole essere una provocazione, perché in passato a tutti faceva piacere “entrare” in un obiettivo; oggi nessuno più vuole farne parte (in modo figurato naturalmente, perché per altri versi c’è un uso smisurato della fotografia). È assolutamente necessario partire dai giovani per far passare le idee e iniziare a coinvolgerli nelle discussioni e sulle scelte.

Conclude Bordoli: bisogna essere comaschi migliori per avere una Como migliore.

Angela Corengia

 

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