Colazione alla mensa della “Piccola casa Federico Ozanam”
13 Feb 2013
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CONVIVIALE DEL 13 FEBBRAIO 2013
La visita alla storica associazione cittadina che si occupa del disagio sociale
Nell'immagine: Enrico Fossati, Giacomo Colombo e Angelo Palma


L’Ozanam è una delle prime associazioni nate a Como per far fronte al disagio sociale; doverosa quindi, nell’ambito del programma di Giacomo Colombo, la visita alla sede di Via Cosenz. Ci accolgono il presidente - Avvocato Enrico Fossati - e l’amico Angelo Palma (nipote del fondatore), presidente onorario e membro (rompi.., così si definisce) del consiglio. Il pranzo, due piatti unici preparati e serviti dagli allievi della scuola ENAIP di Via Dante, vuole anche rispettare la tradizione del primo giorno di Quaresima: i più scelgono solo il risotto, alcuni addirittura digiunano; per gli altri pollo con funghi e polenta. Piccola pasticceria a piacere e rinuncia unanime allo spumante.
Enrico Fossati, l’attuale presidente, ha vissuto a lungo da vicino l’attività dell’associazione avendo fatto il praticante legale dall’Avvocato Luigi Palma (zio di Angelo, che raccolse l’eredità dei fondatori - il padre Giovanni e il dottor Facciola), che ne fu presidente per quindici anni. Lo studio di Palma (affettuosamente chiamato a Como “Palmin”) era una sorta di succursale dell’associazione, che allora aveva solo il dormitorio in Via Napoleona: vi approdavano spesso persone in difficoltà, che erano sempre ascoltate e aiutate. A proposito dell’Avvocato Palma, uomo di grande discrezione e umanità che molti di noi hanno avuto il piacere di conoscere, leggenda vuole che durante l’inverno andasse la sera tardi alla stazione di San Giovanni a “recuperare” quelli che vi bivaccavano, per portarli in Via Napoleona.
L’esperienza di Fossati parte quindi da lì, arricchendosi di esperienze umanamente importanti. Oggi – a 80 anni dalla fondazione - l’associazione è una realtà più che radicata a Como: la sede di Via Napoleona è stata concessa in gestione alla Caritas e costituisce una sorta di centro di prima accoglienza (in inverno con il tendone di sant’Abbondio); in Via Cosenz la struttura è costituita da due distinte costruzioni, quella destinata all’ospitalità notturna e la palazzina dove sono stati ricavati mini appartamenti per donne in difficoltà.
Qualche curiosità che ci riguarda: Giacomo Colombo fece da intermediario per l’acquisizione – in tempi diversi – dei due immobili; al progetto di ristrutturazione partecipò Giovanni Moschioni; i mobili furono forniti da Giancarlo Venelli. Inutile sottolineare: tutti collaborarono…”con spirito rotariano”.
La nuova sede, un fiore all’occhiello che poche altre città italiane hanno, è autorizzata per accogliere un numero non superiore a 30 persone; apre alle 16 e chiude la mattina successiva. Viene servita la cena (anche a non ospiti) e vi sono due sale–soggiorno con tavolini e televisori; le camere sono da due sino a quattro letti; poche hanno il bagno annesso, altrimenti ci sono grandi servizi comuni. C’è anche una Cappella dove la domenica viene celebrata la Messa.
Fossati sottolinea l’elevata richiesta di ospitalità (in tutto sono un centinaio le persone che trovano accoglienza notturna nelle tre strutture), che riflette lo stato di disagio sempre più elevato. Se in passato erano i cosiddetti “barboni”, persone che spesso per libera scelta vivevano in strada, gli “utenti” dell’Ozanam, oggi sono soprattutto i padri separati e le persone sole che non trovano lavoro; hanno in comune una perdita improvvisa di tutto, sia dal punto di vista economico che umano. Attualmente 24 sono gli ospiti italiani, 6 gli stranieri; l’età varia dai 20 agli ultrasessantacinquenni, con un picco (14) nella fascia dai 40 ai 50 anni. Sette sono gli invalidi, 21 i separati (di cui 9 con figli); 19 non hanno familiari presenti.
L’Associazione (il consiglio è formato da 15 membri, oltre che da tre revisori), preso atto che il disagio sociale è in continuo aumento, prima di  cercare altre sedi di accoglienza, che non risolvono alla fonte il problema, ha voluto attuare un programma al di fuori dell’assistenzialismo puro e semplice: è stato assunto un collaboratore che, affiancando gli ospiti, li aiuta a trovare soluzioni per il futuro. “Presi per mano” è il nome del progetto di reinserimento sociale, che ha già aiutato una trentina di ospiti a cambiare la propria vita  con una casa, fondi per autogestirsi, borse lavoro e impieghi veri e propri. Importante è la sinergia con altre associazioni del territorio, in particolare con la Caritas con la quale si sta ipotizzando la costituzione di una Cooperativa.
In dettaglio questi gli interventi di reinserimento sociale da marzo 2012 a oggi: 30 ospiti (di cui 26 italiani) hanno completato il percorso di uscita; le persone con fragilità fisica o psichica assistite sono state 15, tra cui 6 anziani; 12 hanno trovato stabile lavoro, 4 hanno ottenuto una pensione sociale o di invalidità, 9 hanno avuto accesso all’housing sociale. Ancora: sono state erogate 9 borse lavoro e avviato ad attività occasionali – o con vaucher -  altre 14 persone. Significative le testimonianze di ospiti riportate sulla brochure che ci è stata consegnata: l’anziano di 86 anni che riesce a riavere la pensione sociale che gli è stata sospesa e trova accoglienza definitiva al Don Guanella; il “clochard” che entra all’Ozanam nel 2003 dopo 15 anni di strada (perché era un “Barabitt”), inserito nel 2012 nella residenza Amica di Lenno; l’alcolizzato che entra quarantenne nel 2002 all’Ozanam, alle spalle un matrimonio fallito, che ha perso il lavoro che grazie all’Ozanam era riuscito a mantenere sino all’aggravarsi della sua situazione e ha affrontato un percorso di disintossicazione, accedendo poi ad un progetto di co-housing sociale della Fondazione Scalabrini e condividendo l’abitazione con un altro anziano Ozanam; l’aspirante pensionato che, all’età di 64 anni, si vede le norme cambiate ed è costretto a ribaltare i propri progetti, non avendo alcun familiare in grado di aiutarlo: tramite l’Ozanam gli viene liquidata temporaneamente una pensione sociale e trova accoglienza nella parrocchia di santa Brigida a Camerlata. E l’esperienza più recente, quella di un Marocchino entrato nel settembre 2012 (proveniente dal dormitorio di Via Napoleona) che svolgeva lavori saltuari sino a che non gli è stata attribuita una borsa lavoro di sei mesi, che gli consentirà di essere assunto da un’Impresa edile in val d’Intelvi. Grandi risultati che gratificano tutti gli animatori dell’associazione e danno speranza agli altri ospiti.
L’altro fronte assistenziale è nella palazzina adiacente – su Via Leoni -, dove sono stati realizzati 14 mini appartamenti destinati a signore anziane o, in accordo con la Provincia, a donne vittime di maltrattamenti.
Fossati si sofferma infine sull’aspetto finanziario: fortunatamente l’associazione è ben radicata sul territorio, per cui riesce ad ottenere grande sostegno dalla cittadinanza (meno dalle Istituzioni). Purtroppo questa campagna elettorale ha messo in evidenza come poco si pensi al tema dell’associazionismo in un momento in cui le istituzioni latitano; il 5 per mille è ripartito in gran parte tra poche associazioni e viene poi frazionato in una miriade di realtà (all’Ozanam sono arrivati circa 12.000 euro). Il principio di sussidiarietà, sancito costituzionalmente, non è rispettato: molte sarebbero le richieste da fare, a partire da un reddito minimo garantito che consenta di superare momenti di grave difficoltà. Le associazioni come l’Ozanam cercano di sopperire a queste necessità; per questo ben vengano tutte le iniziative, come quella del nostro Club, che facciano conoscere ai cittadini simili realtà ma soprattutto i bisogni che l’associazionismo affronta quotidianamente grazie alla fitta rete di volontariato.
A tempo scaduto solo pochi riescono a fermarsi per visitare la struttura, per cui riportiamo qualche immagine.
Soddisfatto Giacomo, anche se l’affluenza non è stata gran che: peccato, perché questo è il service dell’anno, che non vuole essere solo un “contributo economico”, ma un modo di testimoniare con la nostra presenza la vicinanza a queste importanti realtà.

Angela Corengia

 

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