| Il mondo delle nuove tecnologie |
| 18 Giu 2025 | |||
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RIUNIONE DEL 18 GIUGNO 2025 Gabriele Gobbo: il Cyber impact sulla nostra societa’
Nell'immegine: Gabriele Gobbo e Daniele Roncoroni In apertura il presidente informa circa gli eventi che riportiamo in calce, che hanno visto coinvolti alcuni soci. Da poi il benvenuto a Gianfranco Ranieri, rotariano e presidente storico di Karibuni, che con il suo consueto entusiasmo ci aggiorna sui risultati dell’attività dell’associazione (che compie vent’anni) in Kenia: conclude parlando di un “sogno realizzato”, ma sicuramente non si fermerà qui. La parola poi al relatore Gabriele Gobbo, già docente universitario al San Raffaele, esperto digitale che si occupa di sviluppo di progetti di comunicazione e strategie per le nuove tecnologie. Secondo Gobbo, stiamo vivendo la più grande trasformazione che l’umanità abbia mai visto. L’evoluzione degli ultimi trent’anni: Internet (1995), i Social (2005), gli Smartphone (2007), IA (2022) e i Robot ora. Già i bambini di sei anni chiedono ad Alexa di far loro i compiti: in modo naturale interagiscono già con l’intelligenza artificiale. La rivoluzione: prima andavamo su internet, ora siamo noi internet, se ci staccassimo tutti morirebbe. Gobbo ha creato alcuni neologismi: Social Zombing, una guerra digitale per attivare penalizzazioni; Digital Sleepwalkers, la generazione che naviga con sicurezza rimanendo inconsapevole degli effetti prodotti dalla tecnologia (i nativi digitali sono bravissimi ma, mandando password a tutti non si rendono conto di ciò che potrebbe succedere). Digitalogia, la consapevolezza digitale che integra comunicazione, comportamenti ed etica e Digitologo, il professionista che studia e interpreta il rapporto tra esseri umani e tecnologia. L’IA non è più fantascienza, è già qui nelle nostre tasche con i cellulari, per questo non si dovrebbero vietare. Ogni persona – o azienda – con IA ha superpoteri, scrive bene, sa disegnare, ragiona come un consulente: IA però analizza ma non sa perché lo fa, non ha intuito, né esperienza; non ha valori. Fa quello che le chiediamo, ma il segreto è sapere cosa dirle. Insostituibile sui compiti ripetitivi, sull’analisi dei dati, per generare contenuti. Bisogna iniziare con un processo semplice, misurare i risultati e poi procedere espandendo quello che funziona. Ma non possiamo delegare le decisioni, eliminare il controllo umano e non dobbiamo aspettarci perfezione e originalità. Mentre tutto si connette, tutto diventa vulnerabile: è possibile clonare voci con tre secondi di audio, potenzia l’essere cattivi. C’è un Supereroe, lo abbiamo tutti gratuitamente ed è imbattibile per la Cybersicurezza: è il nostro cervello. I più grandi sistemi sono ancora salvati dalle password. In conclusione: non stiamo andando verso il digitale, ci siamo già. La scelta è essere protagonisti o semplici spettatori di questa trasformazione, consapevoli che non è un’epoca facile ma è l’unica che abbiamo. A Mondelli, che si chiede come poter impedire di andare verso una società “pessima”, Gobbo risponde “con la scienza umanistica”: fortunatamente non siamo in America, abbiamo qualità genetiche che ci consentono di restare umani. Non è vietando che si risolvono i problemi: bisogna spiegare il digitale e l’uso di IA. Per le nuove generazioni è un grosso impegno, chi nasce oggi a vent’anni avrà forse tutto risolto. Una relazione interessante che ci cala in un mondo che apparentemente ci agevola, ma come sempre, le innovazioni vanno usate con “cervello”. Angela Corengia
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