Le economie criminali
04 Apr 2022

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RIUNIONE DEL 4 APRILE 2022


La relazione di Ilaria Ramoni e Davide Gentili sull'infiltrazione mafiosa nell'economia del territorio

 


Interclub con RC Como e Ucid per affrontare un argomento che spesso si pensa sufficientemente distante dal nostro territorio. I relatori sono degli specialisti: avvocato, amministratrice di beni confiscati alla mafia, collaboratrice di “Libera” e studiosa di criminalità Ilaria Ramoni; docente di diritto e già presidente della Commissione antimafia del comune di Milano Davide Gentili.

E’ Ramoni ad introdurci in quello che definisce un argomento coraggioso: la Lombardia è da anni “colonizzata” dalla mafia, che contamina ormai l’economia del territorio. Non ci sono grosse realtà di aziende mafiose, ma piccoli pezzi di settori produttivi che sono o rischiano di essere infiltrati. La prevenzione è lavorare sui protocolli (L. 231 e Modello organizzativo) e fare educazione sulle nuove generazioni.

Gentili ritiene che il termine “antimafia” sia abusato, soprattutto dalla politica che si limita a ricordare il fenomeno in occasione di ricorrenze o spingere a fare educazione nelle scuole: bisogna agire molto più in attacco. Per esempio segnalare tutte le operazioni sospette, che si manifestano più frequentemente nell’edilizia (con i bonus fiscali il rischio è elevatissimo), nei ristoranti e in genere negli esercizi pubblici, dove c’è grande giro di soldi. Ci sono poi considerevoli investimenti nel settore immobiliare, attraverso scatole cinesi in paradisi fiscali che rendono difficoltoso individuare i titolari effettivi dei fondi, il cui registro non è certo risolutivo. In caso di sospetti in appalti o concessioni la Pubblica amministrazione non ha obbligo di interrompere la procedura; richiede chiarimenti cui vengono forniti documenti e relazioni molto complicate, rendendo difficoltoso l’accertamento della verità: l’opacità è in genere garantita. Con la sottoscrizione di un protocollo ANCE-Ministero interno si è convenuto che le PA utilizzino soltanto aziende in White-list certificate dalla Prefettura e nessuno vieta la stessa procedura anche per incarichi conferiti da privati.

Romani informa che ci sono supporti per la gestione delle aziende confiscate per consentirne la ripresa e Carcano (RC Como) ricorda che la Bocconi ha istituito un corso di laurea in economia delle criminalità.

Non ci sono risposte dei relatori alla domanda di Frigerio (RC Como), che si riferisce al ricorso ai fondi anche da parte delle società sportive. E’ evidente, infatti, che anche queste società – come gli imprenditori privati – ricercano il massimo del profitto; le società calcistiche poi presentano bilanci altamente indebitati e con plusvalenze poco comprensibili, per cui si offusca la trasparenza delle operazioni. A Maria Cavallini (RC Como) Ramoni conferma che la criminalità organizzata lavora anche su piccole realtà (talvolta coordinate anche a delinquenza straniera) per raccogliere consenso e per dare lavoro a soggetti “amici”. Il pizzo e l’usura esistono, nella maggior parte dei casi non vengono denunciati ed è un modo di controllare il territorio.

Gentili, nella risposta a Bordoli (RC Como), fa riferimento – rispetto alla gestione delle aziende “ripulite” - a una legge del 1982, che viene cambiata almeno una volta l’anno per gli adeguamenti con la Corte europea dei diritti dell’uomo. Il Tribunale sceglie l’amministratore giudiziario che può fare proposte per l’affidamento a “specialisti”. Se l’imprenditore è soggetto a sequestro ingiusto, può chiedere di essere sottoposto ad un’amministrazione controllata per un certo periodo. Quest’ultima è una procedura frequentemente utilizzata perché non si modifica sostanzialmente l’assetto dell’azienda, ma si collabora per “pulire” i pezzi contaminati durante un periodo anche breve (6 mesi).

Spinzi ritiene che l’estensione in maniera “militarizzata” di Guardia di Finanza e Forze dell’Ordine, cui si aggiungono Magistrati “specializzati”, con l’impiego quindi di importanti risorse, sia teoricamente in grado di affrontare in maniera efficace il problema: si chiede cosa non funzioni. Risponde Gentili, che ha vissuto in prima persona la costruzione di norme: sembra quasi che ci sia sottotraccia una struttura che cerca di creare complicazioni e gestisce ad alti livelli la politica, che non ha autorevolezza; questo produce sacche di malaffare gestite da lobby. E’ quello che è accaduto nelle ristrutturazioni edilizie, che sono state uno strumento eccezionale di truffe, come se la norma fosse costruita ad arte per il riciclaggio. E’ vero che le forze in campo sono molte, ma è difficile creare tavoli comuni; inoltre le segnalazioni sono numerose ma non sfociano tutte in procedure penali: i Tribunali faticano a smaltire le pratiche, per problemi di sotto-organico e per orari di lavoro ridotti, cui si aggiunge l’eccessiva burocratizzazione che agevola chi vuole raggirare il sistema. La PA necessita di una riforma per l’assunzione del personale, perché oggi i test a crocette non premiano certo le capacità individuali.

Un altro tema affrontato da Pericle (RC Como) è che spesso le segnalazioni vengono sottovalutate o nemmeno prese in considerazione.

Conclusione della serata: siamo ancora molto lontani dalla soluzione del problema, perché manca la costruzione di strategie efficaci e coordinate tra tutte le forze in campo.

Angela Corengia

 

 

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